Gli anziani, la cura, l’aiuto.

La durata media della vita è aumentata: pur con le recenti tristi vicende legate alla pandemia, sappiamo che in Italia il numero di persone appartenenti alla “quarta età” è uno dei più alti al mondo. Un fenomeno positivo? Sì, se la qualità di vita di questi anziani è tale da permettere di godere di una relativa autonomia in condizioni di sicurezza e serenità.

La famiglia constata però che progressivamente la persona anziana non riesce più a svolgere determinate attività nel quotidiano, e inizialmente cerca di sopperire a queste difficoltà con il proprio tempo e le proprie competenze, per permettere al proprio familiare di continuare a vivere nei propri spazi e con le proprie abitudini.

Aumenta l’attenzione alla salute dell’anziano, e chi si prende cura di lui apprende semplici nozioni mediche per supportarlo con i farmaci, piccole medicazioni, ecc.

Spesso c’è anche una maggiore richiesta di compagnia, di tempo dedicato alla relazione, all’ascolto, ma sappiamo anche che per le persone che hanno una giornata lavorativa piena e una propria famiglia da seguire il tempo è una risorsa preziosa quanto rara.

Infine, con il tempo si rendono necessarie anche delle conoscenze più approfondite per la gestione dell’igiene, del benessere e della sicurezza dell’anziano.

Spesso sono le componenti femminili della famiglia (mogli, figlie, nuore, nipoti) a prestare molto del lavoro di cura necessario a seguire il parente anziano, anche se non mancano esempi di uomini che si dedicano con impegno a questo compito.

Le donne, tuttavia, hanno anche la responsabilità, se non esclusiva, di certo principale, dello svolgimento del lavoro indispensabile per gestire la propria famiglia, a causa di una divisione ancora piuttosto stereotipata dei ruoli fra uomini e donne, indipendentemente dal fatto che queste ultime si dedichino anche a un lavoro esterno.

Si arriva quindi a ipotizzare la soluzione di affiancare al proprio familiare anziano una persona che lo assista (anche in questo caso in prevalenza questo lavoro è svolto da donne, spesso straniere); è una decisione che non si prende mai a cuor leggero, perché ci si pongono molti interrogativi: “come fare per fare accettare a mio padre / mia madre una figura di supporto? Come selezionare la persona che sappia ascoltare, capire, agire con competenza, ma anche con rispetto e gentilezza? Come gestire il rapporto con questa persona?”

Chi ha già attraversato questa esperienza sa che si tratta di un rapporto di lavoro molto particolare, dove si fondono molti aspetti: quello tecnico (le competenze che deve avere la figura di supporto, che vanno ben al di là della sommaria dicitura di “badante”), quello fondamentale della relazione di fiducia e rispetto che si stabilisce fra la famiglia, l’anziano e la lavoratrice, e naturalmente quello normativo ed economico (come garantire se stessi e la lavoratrice stipulando correttamente un contratto).

Per questo ultimo aspetto può essere utile rivolgersi a una struttura che garantisca una corretta informazione e un altrettanto precisa gestione del rapporto di lavoro. In molti casi, come si diceva prima, la persona da assumere è straniera, e talvolta, oltre alla conoscenza della lingua, non è al corrente della normativa italiana. Inoltre, una struttura che offre consulenza corretta e aggiornata è un punto di riferimento certo, che permette alla famiglia di concentrare le proprie energie sul benessere e la serenità del proprio familiare.

Vi invitiamo a visionare questo breve  video informativo, al temine troverete i contatti se desiderate parlare con un operatore.

Articolo di Carla Artusio